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 Don Silvio, in arte "Sales", prete e prestigiatore
Il Messaggero   Lunedì, 28 Luglio 1986 00:00
 
TORINO - Il primo è stato don Bosco, un Santo ricordato soprattutto per aver salvato dalla strada e avviato al lavoro migliaia di giovani, ma bravo anche a divertirli (e a divertirsi) con giochi di prestigio e di bonaria magia. Dopo di lui, in ogni istituto di Salesiani c'è stato almeno un teatrino, e quasi sempre anche le maschere, i trucchi e i cilindri. Ma un prete che divide il suo tempo tra la Messa agli anziani del Cottolengo, l'insegnamento della religione ai ragazzi e le luci del palcoscenico, dove si presenta con la bombetta, il panciotto nero e le scritte «Mago Sales» (e Sales, naturalmente, sta per salesiano) non è cosa di tutti i giorni. Don Silvio Mantelli ha 42 anni, gli occhi azzurri e delle idee molto aperte e fiduciose sul modo migliore di vivere e di comunicare la fede. A giocare con le corde magiche, i fazzoletti colorati, le carte e i conigli che appaiono e scompaiono per poi tornar fuori dopo aver cambiato tinta ha cominciato giovanissimo. «Qualcuno ci ha trovato da ridire - ammette - ma adesso mi chiamano in tutti gli istituti religiosi. Quando sono sul palcoscenico non ci tengo a dire che sono un prete, e quando dico Messa al palcoscenico non ci penso. Il pubblico mi vede qui per una sera, poi se ne va, i fedeli restano». Si vede bene però che don Silvio sul rapporto tra l'essere prete e l'essere mago ci ha riflettuto, e più di una volta. Il suo cavallo di battaglia è uno spettacolo per adulti («Ma solo perché è un po' difficile», precisa) che s'intitola «Duemila anni di magia», una specie di viaggio nei riti bianchi e neri che attraverso i secoli hanno appassionato chi ci crede e chi no. Lui è tra i secondi: «La magia nera? Non esiste, come non esiste la parapsicologia. Con il mio spettacolo cerco anche di sdrammatizzarle: entro in scena vestito da strega, e vi assicuro che sono davvero spaventoso». Così, mentre a Torino sei esorcisti di fresca nomina si occupano di sconfiggere le forze del male, don Silvio Mantelli mette la sua arte a disposizione della beneficenza. L'altra sera era a Corio Canavese, dove una tenda nera appesa tra le statue dei Santi; nell'antica chiesa di Santa Croce, gli serviva da fondale, e dove i fondi raccolti serviranno a restaurare il campanile barocco che va a pezzi. A Corio il «Mago Sales» ha anche il più illustro dei suoi allievi, quell'Arturo Brachetti che aveva iniziato con i trucchi all'oratorio per vincere la timidezza e ora è considerato l'erede di Fregoli, e riesce a cambiarsi di costume anche cinquanta volte in uno spettacolo. I bambini hanno un debole per il «Mago Sales», che sa distrarli a meraviglia mettendogli in mano i suoi trucchi di scena, mentre lui fa riapparire Gedeone, coniglio pacioccone. Ma dopo i giochi di prestigio, è il momento delle spiegazioni: «Se un prete non entra in rapporto con la gente, che prete è? Certo, la magia non è proprio un ministero, ma può aiutare, la religione e la pietà sono di tutta la gente. E se un vecchietto vuol dire il rosario mentre io dico Messa, lo lascio fare. E la sera, rieccomi Sales». Adele Gatti

Don Silvio, in arte

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